Il polpo è un’animale in grado di svolgere movimenti anche complessi e per fare ciò deve controllare e coordinare le sue otto braccia altamente flessibili. Diversi metodi vengono utilizzati dal polpo per risolvere il problema di elevata complessità intrinseco nella struttura delle sue braccia.
E’ questo l’argomento di uno studio condotto da alcuni istituti e università europee nell’ambito dell’Octopus project. Lo studio, di cui qui diamo una sintesi essenziale, è apparso nel 2009 sulla rivista Current biology ed è stato condotto da Letizia Zullo, dell’Istituto italiano di Tecnologia, e altri studiosi.
Il polpo effettua, secondo le ricerche condotte, una suddivisione gerarchica del controllo motorio: una parte del controllo di movimenti stereotipici (di base) è delegata a livello del sistema nervoso periferico e una parte nel sistema nervoso centrale (che per semplicità possiamo chiamare ‘cervello’). In questo modo il cervello resta implicato in funzioni più ‘elevate’ quali il coordinamento delle otto braccia e l’esecuzione di movimenti più elaborati. Altre semplificazioni prevedono invece che il cervello ‘peschi’ all’interno di una serie di azioni semplici stereotipiche, conservate nel cervello stesso, quelle giuste per la composizione di movimenti complessi. Partendo da un pool finito di movimenti principali è così possibile per l’animale formare un gran numero di movimenti complessi (come succede nello scarabeo nella composizione delle parole da singole lettere). Nel polpo le aree motorie sono rappresentate infatti in maniera diversa rispetto a quella somatotopica dei vertebrati. Questo permette una più semplice ‘accessibilità’ del cervello alla composizione dei diversi movimenti. Questa particolare organizzazione potrebbe essersi evoluta parallelamente alle forme del corpo e delle braccia del polpo assolutamente uniche in natura.





